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Cause di aumento del PSA
Ipertrofia prostatica
La prostata, il cui nome deriva dal greco PROSTEITOS significa "posta davanti"....alla vescica: è una ghiandola esocrina appartenente all'apparato genitale maschile, simile per forma e volume ad una castagna con la base rivolta cranialmente e l'apice caudalmente.Nell'adulto pesa mediamente intorno ai 25-30 grammi.Anatomia topografica E' situata sotto la base della vescica, sopra il diaframma urogenitale, dietro alla sinfisi pubica e al davanti dell'intestino retto; circonda completamente la prima porzione dell'uretra, denominata uretra prostatica. Inoltre è attraversata obliquamente dai dotti eiaculatori, che sboccano nell'uretra prostatica ai lati del veru montanum o collicolo seminale, ed è sormontata dorsalmente dalle vescicole seminali e dalle ampolle deferenziali. Lo sviluppo della prostata avviene a partire dalla decima settimana di vita embrionale. In questo periodo gemme epiteliali derivanti dall'endoderma della porzione pelvica del seno urogenitale proliferano per effetto degli androgeni prodotti dal testicolo e si invaginano nel mesenchima che circonda il primo tratto dell'uretra. Da tali gemme origina l'epitelio ghiandolare, mentre dal mesenchima circostante deriva lo stroma fibro-muscolare dell'organo. La distribuzione delle componenti epiteliale e stromale nella prostata non è uniforme: ciò permette di distinguere, nel contesto della ghiandola, varie zone aventi caratteristiche strutturali e funzionali proprie. Secondo il più recente modello anatomico di McNeal si possono invece distinguere nell'organo 3 zone differenti ghiandolari (zona periferica, zona centrale e zona di transizione).Per quanto riguarda le zone ghiandolari va precisato che:• La zona periferica, contenente circa il 70% del tessuto ghiandolare, è l'area più spesso interessata dal carcinoma e dai processi infiammatori dell'organo.• La zona centrale, comprendente circa il 25% delle strutture ghiandolari, circonda i dotti eiaculatori e si estende dalla base della prostata allo sbocco dei dotti eiaculatori.• la zona di transizione, che rappresenta solo il 5% del tessuto ghiandolare, è composta da due piccole aree periuretrali situate subito cranialmente al veru montanum e costituisce la sede di origine dell'ipertrofia prostatica benigna. Istologia La struttura istologica della ghiandola è tubulo-alveolare o acinosa e la sua organizzazione ricorda quella di un grappolo d'uva, con tanti acini immersi nello stroma e da esso separati ad opera di una membrana basale.I dotti delle ghiandole più craniali hanno un decorso obliquo verso il basso, mentre quelli delle ghiandole più caudali sboccano nell'uretra ad angolo retto: quest'ultima disposizione favorisce il reflusso di urina nei dotti prostatici, che a sua volta può innescare un processo flogistico (Prostatite). Attualmente si ritiene che l'IPB sia soprattutto una malattia dello stroma , dato che l'iperplasia interessa inizialmente il tessuto fibro-muscolare e solo secondariamente la componente epiteliale della ghiandola. Inoltre l'IPB si manifesta clinicamente di solito in un'età adulta matura o avanzata, quando aumenta nella circolazione sistemica il rapporto tra gli estrogeni e gli androgeni (in particolare tra il 17ß-estradiolo ed il testosterone liberi, cioè non legati alle proteine plasmatiche). Il ruolo degli estrogeni può essere quindi quello di stimolare l'iperplasia stromale, che a sua volta indurrebbe l'iperplasia epiteliale. Un altro importante effetto degli estrogeni è rappresentato dall'aumento numerico dei recettori per gli androgeni nella prostata: in base a questa osservazione si è ipotizzata l'esistenza di un sinergismo d'azione tra estrogeni ed androgeni nella patogenesi dell'IPB. Epidemiologia E’ la patologia di più frequente riscontro negli ambulatori urologici .Benchè le prime alterazioni istologiche della malattia siano osservabili già intorno al terzo decennio di vita, la sua manifestazione clinica avviene di regola dopo i 45 anni. L'incidenza della malattia aumenta proporzionalmente con l'età, raggiungendo il suo massimo nell'ottavo decennio di vita. Si calcola che la probabilità di avere una ipertrofia prostatica documentata istologicamente sia del 50% all'età di 50 anni e superi l'80% all'età di 80 anni. Tuttavia solo in circa la metà dei casi la malattia provoca un aumento volumetrico della ghiandola evidenziabile con la esplorazione rettale .E’ bene precisare che non c’è relazione tra volume della ghiandola e sintomi riferiti. Difatti in soggetti con ingrossamento della prostata, solo la metà manifesta disturbi minzionali tali da richiedere il trattamento medico o chirurgico.
Funzione della prostata
La funzione della prostata è essenzialmente quella di produrre ed emettere un secreto che entra nella composizione del liquido seminale e che ha il compito di fornire energia agli spermatozoi, a proteggerli ed a favorirne la diffusione nel canale vaginale, di cui ne diminuisce l'acidità. Inoltre tale secreto è in grado di esercitare un'azione battericida contro i germi gram negativi attraverso un fattore antibatterico che verosimilmente è costituito da un sale di
L'accrescimento cellulare e la funzione della prostata sono regolati da meccanismi• SISTEMICI :implicano l'intervento di alcuni ormoni, tra cui principalmente gli androgeni e gli estrogeni;• LOCALI ; correlati con l'azione di fattori di crescita, prodotti dallo stroma per stimolare l'epitelio ghiandolare, e di fattori inibitori, prodotti dall'epitelio con funzione di feed-back negativo (i cosiddetti caloni).
Gli ormoni androgeni
Gli androgeni sono senza dubbio gli ormoni più importanti nel controllo della funzione della prostata. L'androgeno principale è il testosterone, prodotto per la maggior parte dalle cellule di Leydig del testicolo; la regolazione della sua produzione avviene mediante l'asse ipotalamo-ipofisi-gonadi ed implica l'intervento dell'ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH), secreto dall'ipotalamo, e delle gonadotropine ipofisarie (LH e FSH). Il testosterone è presente in circolo in gran parte legato a proteine, tra cui specialmente la globulina legante gli ormoni sessuali (SHBG) e l'albumina; solo una piccola quota è in forma libera (Testosterone libero) , la forma biologicamente attiva. La maggior parte degli effetti esercitati da quest'ormone sull'apparato genitale maschile sono mediati dal diidrotestosterone (DHT), metabolita del testosterone provvisto di un'affinità per i recettori androgenici nettamente maggiore rispetto al testosterone stesso. La trasformazione del testosterone in DHT avviene ad opera di un enzima, la 5 alfa-reduttasi, presente soprattutto nelle cellule epiteliali delle ghiandole prostatiche. Il DHT si lega ad un recettore citoplasmatico e migra quindi nel nucleo delle cellule prostatiche, dove innesca una serie di eventi biochimici (trascrizione del messaggio genetico iscritto nel DNA, sintesi di RNA messaggero e ribosomiale, sintesi di proteine cellulari, aumento numerico delle mitosi). Il risultato di tali modificazioni cellulari in senso iperplastico è l'accrescimento del tessuto prostatico.(vedasi funzione della finasteride e della serenoa repens (nome commerciale LICOSER).
Gli ormoni estrogeni
Gli estrogeni nel maschio derivano soprattutto dal metabolismo periferico del testosterone ed agiscono prevalentemente a livello dello stroma prostatico, di cui stimolano l'accrescimento.Infatti permettono alle cellule di passare dallo stato di riposo (G0) alla prima fase del ciclo cellulare (G1).
L'eziopatogenesi, verosimilmente multifattoriale, è ancor oggi in gran parte oscura. E' comunque accertato che la malattia è endocrino-dipendente: presupposti essenziali per il suo sviluppo sono la presenza dei testicoli e l'invecchiamento. Infatti l'ipertrofia prostatica non si osserva nei soggetti castrati prima della pubertà e regredisce, anche se parzialmente, dopo castrazione chirurgica o dopo terapie farmacologiche in grado di inibire le produzione e/o l'azione degli androgeni (Fra i fitoterapici la serenoa repens Licoser si è dimostrata in molti studi sperimentali) .Nella patogenesi della malattia vanno distinte due fasi: 1. L’'iperplasia microscopica della ghiandola, promossa e regolata essenzialmente da meccanismi locali, ancora solo in parte conosciuti, e caratterizzata dalla formazione di noduli di iperplasia fibroepiteliale nella zona di transizione della prostata, per effetto di un processo proliferativo locale di tipo embrionale;2. Lo sviluppo dell'iperplasia clinicamente manifesta, in cui hanno un'influenza prevalente i meccanismi sistemici di tipo ormonale, caratterizzato dal diffuso ingrandimento della zona di transizione e l'aumento volumetrico dei noduli, per effetto di influenze ormonali sistemiche. Un altro possibile meccanismo di induzione dell'IPB microscopica è dato dallo sbilanciamento tra i fattori di regolazione della crescita prostatica ad azione stimolante (i cosiddetti "fattori di crescita" prodotti dallo stroma) e quelli ad azione inibente ("caloni" epiteliali) a favore dei primi. Nell'IPB in particolare sono state evidenziate tre famiglie principali di fattori di crescita: quella del fattore di crescita fibroblastico (Fibroblast Growth Factor o FGF), quella del fattore di crescita di trasformazione (Transforming Growth Factor ß) e quella del fattore di crescita epidermico (Epidermal Growth Factor). Tutti questi fattori sono prodotti dallo stroma e stimolano la proliferazione dell'epitelio ghiandolare (interazione stroma-epitelio).
ANATOMIA PATOLOGICA
Il volume della prostata ipertrofica varia da qualche grammo e mezzo chilogrammo; i valori medi si aggirano tra i 40 e i 100 grammiL'aspetto classico è quello di una massa bilobata per lo sviluppo di due lobi iperplasici laterali o più spesso trilobata, per lo sviluppo anche di un lobo medio aggettante in vescica.Dal punto di vista istologico l'ipertrofia prostatica è tipicamente un processo ipertrofico ed iperplasico a carattere nodulare (esame istologico : iperplasia nodulare) delle componenti epiteliale e stromale (fibro-muscolare) della prostata. A seconda dei casi prevarrà il tessuto ghiandolare , quello fibroso o quello leiomuscolare. Nel primo caso l'organo spesso assume al taglio un aspetto spugnoso e mostra una superficie multinodulare o multicistica. Se invece predominano le componenti fibro-muscolari, l'organo appare di consistenza generalmente aumentata, fibro-parenchimatosa, con superficie spesso irregolare, plurinodulare. In circa il 25% dei casi si osservano segni di infarto recente o cicatrizzato (le calcificazioni periadenomatose al referto ecografico). Altri reperti relativamente frequenti sono dati dall'infiammazione del tessuto adenomatoso, (adenomite o flogosi sub acuta dell’adenoma ), dall'iperplasia delle cellule basali, dalle alterazioni precancerose quali focolai di iperplasia epiteliale atipica o fenomeni di displasia intraduttale (PIN I –PIN II – PIN III), oggi sostituiti dalla dizione displasia di grado lieve, moderata , grave.Infine, in circa il 5-10 % dei casi sono riscontrabili aree di carcinoma prostatico, solitamente a partenza dalla porzione posteriore, periferica della ghiandola (la cosiddetta capsula chirurgica o pseudocapsula).
FISIOPATOLOGIA DELLA IPERTROFIA PROSTATICALa prostata che si ingrandisce potrà dare dei disturbi attraverso due meccanismi1. Meccanico2. Dinamico
OSTRUZIONE MECCANICA OD ANATOMICA
C'è un progressivo sviluppo dei lobi prostatici ipertrofici che ostruiscono il lume dell'uretra prostatica e/o il collo vescicale.Va subito precisato che non esiste una diretta correlazione tra volume dell'IPB ed entità dell'ostruzione meccanica, in quanto un piccolo lobo medio può risultare più ostruente di una voluminos prostata trilobata che può essere del tutto asintomaticia.
OSTRUZIONE DINAMICA O FUNZIONALE
Dovuta all'attività alfa-adrenergica delle componenti muscolari lisce della capsula prostatica, dello stroma ghiandolare e del collo vescicale.Infatti la somministrazione di alfa-bloccanti o alfalitici è in grado di ridurre del 40% la pressione vigente nell'uretra prostatica, favorendone l'apertura in fase minzionale.
Gli effetti di questa duplice ostruzione prodotta dall'ipertrofia prostatica sull'apparato urinario sono molteplici. Innanzitutto l'uretra prostatica risulta allungata e disassata, con diametro antero-posteriore aumentato e diametro trasversale diminuito. La vescica, a sua volta, subisce profonde modificazioni: il suo punto più declive, che normalmente si trova a livello del collo, si viene a spostare più in alto con la formazione di un bassofondo fra la salienza della prostata e la parete vescicale posteriore. Il detrusore reagisce all'ostruzione aumentando la tensione parietale al fine di mantenere una pressione minzionale sufficiente per un adeguato vuotamento durante la minzione. L'aumento della tensione parietale si realizza con un processo di ipertrofia e iperplasia delle fibre muscolari (vescica trabecolata o a colonne o da sforzo ) che comporta un dispendio energetico e si associa alla formazione di depositi di collagene nella tonaca muscolare. Ne consegue un sovvertimento strutturale ed ultrastrutturale del detrusore (muscolo della vescica) , che determina la comparsa di contrazioni detrusoriali instabili ed anarchiche e la perdita della normale distensibilità vescicale. Ciò si traduce sul piano clinico nella riduzione della capacità vescicale e nella comparsa di una sintomatologia prevalentemente irritativa, con pollachiuria e minzioni imperiose.
Sintomi della ipertrofia prostatica
SINTOMI DELLA IPERTROFIA PROSTATICAI sintomi della ipertrofia prostatica insorgono gradualmente.Nelle fasi iniziali la malattia è spesso del tutto asintomatica , silente perchè non costituisce ostacolo allo svuotamento vescicale; tuttavia all'esplorazione rettale si può rilevare un certo aumento volumetrico della ghiandola prostatica.Tale condizione viene denominata "prostatismo silente".I sintomi più frequenti con cui l'Ipertrofia Prostatica Benigna si manifesta clinicamente sono:
la pollachiuria diurna e notturna (cioè l'aumento della frequenza delle minzioni ), che si osserva prevalentemente nelle ultime ore della notte
l'attesa minzionale, che si riscontra più spesso al mattino.
Negli stadi iniziali della malattia i disturbi urinari a carattere "irritativo" predominano su quelli a carattere "ostruttivo", definiti con il termine generico di disuria. Alla pollachiuria si associano frequenti minzioni imperiose (urgenza minzionale); più di rado è presente una incontinenza da urgenza.Tale sintomatologia è correlata con la ridotta distensibilità vescicale e con la frequente instabilità detrusoriale (riscontrabile nel 50-80% dei pazienti con prostatismo); inoltre è sensibilmente influenzata da fattori esterni come lo stress, il freddo, l'alimentazione, l'attività sessuale e quella lavorativa (lunghi viaggi, posizione assisa per un tempo prolungato).Tutte queste condizioni possono infatti aumentare lo stato di ipereccitabilità simpatica a livello della regione cervico-prostatica.
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